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Data pubblicazione: 05.06.2017
Data aggiornamento: 20.09.2017

Impianti e stabilimenti

Firenze

Impianto di potabilizzazione Anconella

L’impianto, destinato al trattamento dell’acqua del fiume Arno, è progettato per una portata di 4000 l/s. L’opera di presa, situata sull’argine del fiume, è protetta da una barriera mobile che evita l’ingresso di eventuali sostanze flottanti (es. olii), da una griglia fissa e da due griglie meccaniche a luce differenziata per il trattenimento di materiale grossolano.
L’acqua viene sollevata da tre pompe la cui portata varia ciascuna da 1500 a 2000 l/s - potenza 373 kW cad. e da due pompe ausiliari sommerse con portata di 1000 l/s cad. 

Trattandosi di acqua superficiale, sono necessari i seguenti trattamenti di potabilizzazione:
Pre-disinfezione on-line con biossido di cloro e/o ipoclorito di sodio per l’abbattimento dei microrganismi presenti nell’acqua grezza:

- Ripartizione dell’acqua in due impianti di decantazione-filtrazione (linea Degrémont e linea Panelli)
- Linea Degrémont: chiariflocculazione per l’abbattimento delle sostanze in sospensione - 4 decantatori Pulsator: portata 625 l/s cad. -    superficie totale 3600 m2 - filtrazione per trattenere eventuali particelle ancora in sospensione: 2 filtri a sabbia quarzifera - superficie filtrante totale 1800 m2 - altezza letto di sabbia 1 m - velocità 5 m/h.
- Linea Panelli: chiariflocculazione - 6 decantatori Dorr - portata circa 250 l/s cad. - superficie totale 3690 m2 - filtrazione per trattenere eventuali particelle rimaste in sospensione: 14 filtri rapidi a sabbia quarzifera - superficie filtrante totale 1100 m2 - altezza letto di sabbia 1 m - velocità 4.6 m/h.
- Filtrazione su carbone granulare attivo, 14 filtri di 130, 4 mq cad. - altezza letto carbone 2.2+2.2 m - velocità 12.06 m/h - superficie filtrante totale 1825.6 mq - assorbimento molecole disciolte nell’acqua - degradazione biologica sostanze organiche con conseguente eliminazione di odori e gusti sgradevoli
- Post-disinfezione con biossido di cloro( tempo di contatto 30 minuti)

L’acqua così trattata viene immessa in rete di distribuzione (900 km) dalla centrale di spinta costituita da 6 pompe ciascuna con portata di 1000 l/s prevalenza 6 atm. - potenza 710 kw.


Impianto di potabilizzazione Santa Maria a Mantignano

L’impianto, destinato al trattamento dell’acqua del fiume Arno, è progettato per produrre 800 l/s di acqua potabile. L’acqua grezza viene prelevata 6800 m a monte dell’impianto, in prossimità della Pescaia di S.Rosa, prima dei principali scarichi fognari.
La presa e protetta da una bandiera mobile per sostanze flottanti (es.olii) e da una griglia per trattenere i solidi grossolani.

Il sollevamento avviene mediante 2 pompe sommerse con portata di 800 l/s cad. – potenza 205 kw. Le fasi del trattamento di potabilizzazione sono:

- pre-clorazione con biossido di cloro
- decantazione nei 2 decantatori Accelator - diametro 25 m – capacità 2000 m3
- filtrazione: 6 filtri a sabbia quarzifera – superficie filtrante 545 m2 – altezza letto di sabbia 1 m – velocità 5 m/h
- ozonazione: 2 ozonizzatori con produzione di 9 Kg/h di O3 – dosaggio 3g/mq per una portata di 2700 mq/h
- filtrazione con 18 filtri a carbone attivo granulare(GAC)
- post-clorazione con biossido di cloro (tempo di contatto 1h)

Dopo la disinfezione finale con biossido di cloro, l’acqua viene immessa in rete per mezzo di tre pompe di sollevamento installate nella centrale di spinta.


Pellegrino

Realizzato nella seconda metà dell’ottocento, il serbatoio, interrato, realizzato sbancando una collinetta  è costituito da due camere, separate, di sezione rettangolare con volta in mattoni.
Livello massimo dell’acqua misurato allo sfioro del troppo pieno mt 5,25. Capacità totale: 19300 mc. 
Tutte le notti il serbatoio viene caricato e durante il giorno l’acqua viene distribuita in città a gravità utilizzando  idrovore da 350 lt./sec per caricare due serbatoi che a gravità alimentano la zona delle Cure e la rete cittadina.

 

Serbatoio Carraia


Il serbatoio di Carraia ha una capacità  di 13.440 mc misurata alla quota di sfioro di che risulta essere 78,840 msm.
Fu realizzato alla fine dell’800 nella valle racchiusa fra la via S. Leonardo ed il viale Galileo. Insieme al serbatoio del Pellegrino, cedendo acqua alla rete idrica cittadina aveva lo scopo di mantenerne stabile la pressione.
Funzione che ha svolto fino agli anni sessanta quando per aumento dei fabbisogni idrici è venuta meno la sua opera di redistribuzione in rete dell’acqua accumulata. Da allora fornisce acqua (circa 6.000 mc/giorno) esclusivamente a due sollevamenti che alimentano il serbatoio di  Arcetri e quello di Pian dei Giullari.
Il serbatoio è totalmente  interrato. Fuori terra si eleva l’edificio, a pianta quadrata, che attualmente è adibitola cabina elettrica e servizi tecnici.  Il serbatoio è realizzato in laterizi con volte ad arco  sostenute da colonne a sezione quadrata e capitelli ionici. Particolarmente interessante per la tecnologia espressa nella realizzazione ed ancora attiva è la galleria e la tubazione di adduzione al serbatoio.


Opera 5

Frutto di un investimento di oltre 1 milione e centomila euro, finanziati dai Comuni di Firenze e Sesto Fiorentino, l’Opera 5 è un emissario di acque miste che nasce nella zona tra l’Aeroporto di Peretola e via Pratese, con una tubazione dn. 1400/1600, e riceve le acque provenienti da Castello e, in modo parziale, da via Baracca, convogliandole verso il Depuratore di San Colombano.
L’opera è di fondamentale importanza, quindi, per collettare gli scarichi che attualmente vengono indirizzati verso i fossi della zona e di qui in Arno, ed in particolare permetterà di liberare il Fosso dell’Osmannoro dalle acque usate, riportandolo ad essere ricettore delle sole acque meteoriche.

Il costo dell’impianto è di circa 790 mila euro. Opera 5 è uno dei più rilevanti impianti di pompaggio dell’area fiorentina e, grazie al posizionamento di un potente gruppo elettrogeno, può funzionare in ogni evenienza.
Esso è fondamentale anche per le esigenze future dell’area, dato che nei prossimi anni nel condotto saranno immesse anche le acque usate della nuova urbanizzazione dell’area di Castello e della Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri, prevista in viale XI Agosto.


Impianto di depurazione di San Colombano (Lastra a Signa)

L’impianto di San Colombano nasce come risposta alle esigenze di trattamento dell’acqua di scarico dell’Area Fiorentina, comprendente i comuni di  Firenze, Campi Bisenzio, Calenzano, Sesto Fiorentino, Signa, Lastra a Signa e Scandicci.

 L’impianto, situato sul lato sinistro dell’Arno, raccoglie il liquame fognario proveniente da entrambe le sponde, per una necessità di trattamento che è stata  valutata in 600.000 AE. La maggior parte del liquame proviene dalla sponda destra e attraversa il fiume, passando dalla stazione di sollevamento all’impianto,  attraverso una tubazione subacquea di 4 mt di diametro nella quale sono alloggiati, tra l’altro, tre tubi di adduzione, rispettivamente del diametro di 700, 1200 e  1400 mm.

 L’acqua, proveniente dalle stazioni di sollevamento poste sulle due sponde, viene quindi grigliata (griglie grossolane e fini). Da qui in avanti, l’impianto è  suddiviso in tre lotti identici, dei quali solo il lotto numero uno già completamente attivo. Per quanto riguarda i lotti due e tre, invece, sono stati attivati da pochi  giorni i trattamenti primari ( dissabbiatura, disoleatura e sedimentazione primaria).

 L’acqua a questo punto viene sottoposta ai trattamenti di dissabbiatura e disoleatura. Il liquame, quindi, entra nella fase che può essere considerata il vero e  proprio cuore del trattamento: i reattori biologici. Ognuno dei tre lotti dispone di vasche costituite da 4 linee parallele, ciascuna delle quali è suddivisa in 7  comparti, e delle dimensioni di circa 34.000 mc.